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Full text of "Una lettera / di Vincenzo Gioberti, preceduta da un sunto di altre due sulle attuali condizioni italiane rispetto alla rivoluzione francese."

■sj 







UNA LETTERA 



DI 



PRECEDUTA 

DA UN SUNTO DI ALTRE DUE 

ATTUALI CONDIZIONI ITALIANE 

RISPETTO ALLA 

RIVOLUZIONE FRANCESE 



— , — ~*^©< 



DEDICATA ALLA GUARDIA CIVICA 



E 



ra già compiuta con piena vittoria la ri- 
voluzione eli Parigi, quando, il 25 scorso febbraio, 
il grande italiano Vincenzo Gioberti ne scriveva 
al signor Massari , collaboratore zelante e concet- 
toso del giornale firentino la Patria. Si assodava 
poi con atti umani e tranquilli il Governo Prov- 
visorio della Repubblica Francese, quando lo 
stesso Illustre Italiano ne dettava una seconda let- 
tera, il successivo 26 detto mese, dirigendola 
al giornale piemontese la Concordia. Le quali let- 
tere, sotto diverse forme , con viste e concetti, se 



non riprodotti, ognor più convalidati almeno e 
sempre unisoni nel proponimento, prendono di 
mira: 4.° a persuadere i Principi d'Italia a non sco- 
rarsi nella grand-opera della riforma che si sono 
accinti di fare pel ben essere de' rispettivi Stati , 
zelandola coraggiosamente anche al cospetto del- 
l' avvenimento inatteso della Francia : 2.° a tempe- 
rare i voti de' sudditi, insinuando loro fiducia verso 
i Principi e convincendoli che, mentre la Repub- 
blica Francese è il Governo della necessità , e po- 
trebbe riuscire, anzi che permanente , transitorio , 
non vi sarebbero cause proporzionate a prenderlo ad 
esempio e costituirlo in Italia , ove per giusta gra-, 
dazione progressiva d'interesse sociale, per grati- 
tudine ai moti, se non tutti spontanei, certo adesivi 
de' principi naturali che la governano, i modi co- 
stituzionali, più che i repubblicani, sono a se- 
guirsi e difendere. 

Quanto ai principii, confrontate in breve le 
cagioni, da cui ebbe origine la repubblica fran- 
cese del 95 , con quelle , da cui è sorta la repub- 
blica odierna , ne deduce tali e sì grandi sva- 
rietà , da escludere che si possano riprodurre di 
presente gli eccessi della prima epoca : ond' è che 
i Principi italiani hanno a gloriarsi perchè ini- 
ziarono le loro riforme per una via abbastanza 
proporzionata al procedere della civiltà de' sog- 
getti, e però debbono perpetrare i loro divisamenti. 

Quanto ai popoli, l'interesse che i Principi 
non abbiano a porsi nelle braccia dei despoti 
pel timore che avvenga la ruina dinastica al- 
l'insorgere delle esorbitanze repubblicane: la pru- 
denza che insegna il perdurare del risorgimento 
italiano solo coi vincoli monarchici costituzionali > 
non mai per ora in modi repubblicani: il dovere 



— » — N 

di gratitudine in fine che obbliga a ben ricam- 
biare i Principi benefattori : questi tre principii ? 
T interesse, la prudenza e il dovere combattono 
ne'popoli italiani la falsa idea d' imitare la Fran- 
cia , molto più che questa ha cacciato il suo 
Principe , siccome non somigliante nella giusti- 
zia , nelP amore , nelP esercitare i doveri a niu- 
no dei tre Principi riformatori italiani Pio, Leo- 
poldo e Carlo Alberto.. 

Ho premesso questo sunto alla lettera terza, 
che sulle cose italiane il nostro Gioberti ha di- 
retto il 5 marzo scorso al signor Pietro di Santa 
Rosa collaboratore del foglio di Torino il Risor- 
gimento , onde i Lettori veggano in questa che suc- 
cede applicati i costanti principii di moderazione 
e di saviezza che il Mentore nostro e il precur- 
sore del nono Pro, pose nelle precedenti esposi- 
zioni a regola e salvezza comune. Possano i suoi 
sforzi annodare i cuori italiani informati all'or- 
dine ed alla ponderazione, onde insieme stretti e 
da una sola volontà condotti, combattano e tri- 
onfino de' possenti nemici d ; Italia, gli estremi par- 
titi, che sono le tendenze unitarie tiranniche e 
le radicali comunistiche. 






- 






■ 

! 



Chiarissimo Signor Cavaliere ed Amico. 



p 



ensando ai casi straordinari avvenuti in Fran- 
cia e a quelli che possono succedere in Italia, io 
mi risolvo che il maggior male sia quello di es- 
ser colti alla sprovveduta; perchè ai contrattempi 
e ai danni previsti si trova quasi sempre rimedio. 
Nell'antiveggenza del futuro possibile o probabile 
consiste principalmente la scienza di stato; dalla 
quale ( diciamolo pur francamente ) noi Italiani 
siam quasi disavvezzi, trovando più facile e spe- 
dito di lasciarci portare alla fortuna che di signo- 
reggiarla. Ma egli sarebbe ornai tempo che uscis- 
simo da questa inerzia mentale e ripigliassimo la 
vigilanza dei nostri antichi padri; acciocché un 
giorno non ci tocchi qualcuno di quei disastri 
che sono irreparabili a chi non ci ha pensato. 

Qual è il pericolo più grave che ora sovrasti 
all'Italia? Quello d'imitare scioccamente i Francesi 
e di far qualche moto per sostituire alla monar- 
chia la repubblica. Io non temo che ciò succeda 
in Piemonte; tanta è la prudenza del nostro po- 
polo e l'amor ch'egli porta al magnanimo prin- 
cipe. Ma non sono egualmente tranquillo per ciò 
che riguarda alcune parti meridionali della Peni- 



_ 8 — 

sola, dove le commozioni ancor vive, la debo- 
lezza del governo, i cattivi consiglieri che forse 
assediano tuttavia il principe, la mala contentezza 
dei sudditi, la prepotenza delle immaginazioni fa- 
cilmente accendibili e pronte agli eccessi, e per 
ultimo 1 ? invecchiata consuetudine di seguire in 
politica gli esempi francesi , danno qualche pro- 
babilità al pericolo di cui parliamo. Io spero che 
la Provvidenza, la cui opera è così visibile nelle 
cose nostre, vorrà distornarlo, e tengo per fermo 
che le penne dei giornalisti italiani volgeranno a 
tale scopo tutta la loro facondia. Nondimeno, 
quando il male accadesse, giova il considerar bre- 
vemente che partito dovrebbero pigliar i governi 
italiani. 

Cominciamo a premettere questo principio, la 
cui verità non può essere posta in dubbio da uomo 
di senno; cioè che la nostra Italia, l'Italia del se- 
colo decimonono ( giacche noi non abbiamo la 
pretensione d'intrometterci negli affari dei posteri) 
non dee uscire dai termini della monarchia civile. 
Questa fu la meta proposta al corso nostro risorgi- 
mento e non si dee trapassare. L'onore, la gratitudi- 
ne, la giustizia, la religione, l'interesse della patria e 
la stessa dignità nazionale non ci permettono di 
andar più oltre. Noi siamo impegnati verso i no- 
stri principi e dai loro diritti, e dalle nostre pro- 
teste e promesse , e dai beneficii ricevuti , e dal 
carattere divino di Pio, autor principale del nostro 
riscatto. L'argomentare dal caso dei Francesi al 
nostro è assurdo. Essi furono tirati pei capelli 
alla distruzione di un governo ingratissimo a quel 
popolo che lo fondò col proprio sangue : noi al 
contrario dobbiam le riforme e franchigie che 
possediamo alla magnanimità dei nostri rettori. Il 



— 9 — 

trattar Pio, Carlo Alberto, Leopoldo, principi be- 
nefattori e liberatori, come i nostri vicini tratta- 
rono Filippo, sarebbe uno scambiare i meriti coi 
demeriti, e un retribuire la generosità più rara 
colla pena dovuta allo spergiuro e al tradimento. 
Non che dunque imitare i Francesi, scimiottandoli 
servilmente, noi faremmo il contrario di ciò che essi 
fecero e ci renderemmo indegni della stima loro. E la 
scimiotteria sarebbe vergognosa e ridicola in sommo 
grado. Si può infatti immaginare qualche cosa di più 
puerile che l'abbandonare ad un tratto la via corsa 
gloriosamente da due anni, gettar via tutto Y ac- 
quistato sinora, entrare in un sentiero affatto nuovo 
e pericolosissimo ; e perchè ? Per imitare i fore- 
stieri; per fare a sproposito, temerariamente, ser- 
vilmente, fanciullescamente, senza convenienza e 
necessità veruna, ciò che essi hanno fatto costretti 
dalle congiunture straordinarie e difficilissime, in 
cui si trovarono. Oh! un tal procedere al popolo 
più ignobile e meschino si disdirebbe: e lo eleg- 
geremmo noi Italiani, che andiamo tanto fastosi 
della nostra stirpe e che aspiriamo a ricuperare il 
primato morale del mondo? 

E a che prò la mutazione? Per mettere in 
compromesso quel nostro insperato risorgimento, 
che oggi è la meraviglia di Europa. Per sostituire a 
un rinnovamento spontaneo, nato in Italia, infor- 
mato dalle idee, dal senno, dal genio italiano, 
consacrato e benedetto dalla religione, una imi- 
tazione straniera, che non avrebbe nulla dei no- 
stro e che consisterebbe profondamente, anzi in- 
durrebbe forse ad esserci nemico il più benevolo, 
il più grande e il più santo dei Pontefici. Per sur- 
rogare a una libertà certa, onorata, tranquilla, si- 
cura , qual si è quella che ci è data dai nostri 

r 



— 40 — 

principi , una libertà colpevole ; incerta , torbida , 
tumultuosa , sottoposta a mille pericoli dal canto 
degli uomini e della fortuna. Per distruggere quel 
consenso ammirabile di tutte le classi, che forma 
uno dei caratteri del nostro ristauro , e mettere 
di nuovo in guerra i principi coi popoli, i laici 
coi chierici , i patrizi coi borghesi , e aprire il 
varco a divisioni , discordie e sette infinite. Per 
rinnovare in somma le vili e calamitose scene che 
chiusero la storia italiana del secolo scorso, senza 
aver per iscusa Y inesperienza dei nostri padri, e 
quel concorso di circostanze che resero allora 
quasi fatali le colpe e le sventure. Se l'Italia si 
lasciasse indurre a tal follia, ella sarebbe indegna 
di essere libera; e invece di gloriarmi, come fo, 
di una tal patria, mi vergognerei quasi di appar- 
tenere al novero dei suoi figli. 

Posto adunque per indubitato che la nostra li- 
bertà presente debba essere fondata sopra la salda 
base della monarchia, io chieggo che si dovrà fare 
nel caso che dovechessia prorompesse un moto re- 
pubblicano e momentaneamente trionfasse? 

Tre soli partiti si potrebbero pigliare dai no- 
stri governi. lasciar fare e stare colle mani alla 
cintola a vedere. intervenir colle armi e di- 
struggere il fatto colla forza. ricorrere alle vie 
pacifiche di una intercessione mediatrice e richia- 
mare a buon senno gli sviati. Ora di questi tre 
spedienti il primo mi pare il peggiore, e l'ultimo 
il migliore, anzi il solo opportuno a praticarsi. 

11 tollerare che in qualche parte d'Italia pre- 
valga il principio repubblicano sarebbe quanto un 
esporre a gravi rischi la monarchia in tutta la Pen- 
isola, e, stando le cose dette, un mettere in com- 
promesso il nostro risorgimento. Tal' è la con- 



_ \\ _ 

tagione delle idee superlative nelle moltitudini , 
che una scintilla non estinta per tempo può su- 
scitare un incendio. E anche dato che il fuoco 
non si propagasse ; chi non vede che un tal mi- 
scuglio di repubbliche e di principati altererebbe 
l'armonia e offenderebbe notabilmente l'unità ita- 
lica? 

Il ricorrere alle armi per soffocare il male nei 
suoi principii sarebbe giusto in se stesso; impe- 
rocché la Lega Italiana come rappresentante del- 
l'unità nazionale d'Italia e direttrice suprema de- 
gl'interessi universali ha il diritto di provvedere 
alla salute comune. Sarebbe un grave errore il 
credere che le varie province nostrali abbiano una 
assoluta indipendenza; la quale riuscirebbe incom- 
patibile coli' unità nazionale. Un popolo non pnò 
intervenire nelle faccende di un altro; ma i capi 
di una nazione possono richiamare al dovere un 
membro ribellante. Tuttavia siccome non tutto che 
è giusto è pure sempre opportuno, io temerei che 
l'uso della forza potesse in tal caso provocare una 
resistenza disperata e accrescere il male invece di 
curarlo. A molti parrebbe questo un violare la 
libera elezione dei popoli; e benché ciò non fosse, 
giova evitare anco l'apparenza di un'ingiustizia. 
Carattere pellegrino e bellissimo della nostra ri- 
voluzione si è l'accordo della legittimità dei go- 
verni col consenso dei sudditi; onde la ragion di- 
vina e l'origine popolare del sovrano potere in- 
sieme concorrono. Finalmente la guerra civile è 
un tale infortunio, che si dee riservare all'estrema 
necessità; la quale non militerebbe nel presuppo- 
sto di cui parliamo. 

Imperocché l'ultimo partito preso a tempo e 
usato con vigore sortirebbe il suo fine. Notisi in- 



— 42 — 

fatti che un conato repubblicano non è moral- 
mente possibile in nessun luogo d'Italia che pel 
cattivo indirizzo che può pigliarvi la monarchia 
costituzionale per colpa delle sette, dei ministri 
e dei consigli del principe. Intervenga adunque la 
Lega italiana e usi tutti i termini necessari a tor 
via la causa del male e a dare un buon indirizzo 
al principato civile, e si avrà incontanente Y ef- 
fetto desiderato. 

Il principe accetterà certamente la pacifica me- 
diazione e i buoni consigli, poiché lo salveranno 
dall'ultima ruma. E qual è il popolo che ricuserà 
di cedere a un appello fatto in nome e pel bene 
di tutta Italia? chi si ostinerà a volere la repub- 
blica con pericolo e danno universale, invece di 
una monarchia rappresentativa bene ordinata e gua- 
rentita dalla Lega italica? No, non temo d'ingan- 
narmi ad asserire che non vi ha nella Penisola, 
non dico una provincia, ma né anco una borgata 
capace di tal demenza; sovrattutto se la Lega par- 
lasse colla voce paterna e nella sacra persona del 
Pontefice. 

Giova il meditar queste cose, acciocché i con- 
trattempi non ci colgano sprovveduti e non ci re- 
chino quello spavento che porta seco la debolezza. 
Speriamo che il male non accada, ma quando ac- 
cadesse guardiamoci dal disperare. La Lega e la 
monarchia civile d'Italia sono forti e potenti, per- 
chè protette da Dio e dalla pubblica opinione; 
onde senza alcun dubbio trionferanno. 

Accolga i sensi di singolare e affettuosa osser- 
vanza, coi quali mi sottoscrivo 

Suo dev. amico 
Vincenzo Gioberti. 
Di Parigi, ai 5 di marzo 4848- 



— 43 — 

Così dettava Gioberti , il Precursore di Pio e 
del nostro risorgimento. Esperto delle opinioni 
che professano quegl'italiani in cui risiede vivo ed 
operoso il pensiero della Nazione, bene avvisa sos- 
tenendo, che non una provincia, ma nò anco una 
borgata covi il desiderio d'una repubblica. Le sue 
parole diffatto hanno riscosso un grand' eco ezian- 
dio tra noi, perchè siamo parte di quel tutto i- 
talico, su cui prevale più il lume dell'intelletto, 
che il lampo della fantasia. 

Il presagio però del grande Scrittore, circa 
un moto repubblicano possibile in qualche pun- 
to , deve risolvere i veri amatori della patria co- 
mune a tenersi pronti , onde impedirlo se sul na- 
scere, stornarlo se in atto, frenarne la foga se 
pronunciato. Il senno italiano non abbisogna di 
consigli per animarlo all'impresa. Egli sa che in 
politica i trabalzi da un estremo all'altro ripu- 
gnano all' ordine ed alla stabilità delle cose. Sa , 
che fra il punto di partenza e quello di sosta vi 
ha sempre un mezzo che è necessario toccare , e 
che, ove si trapassi per impeto inconsiderato, ri- 
mane un vuoto immenso, anzi un precipizio , che 
stando tra i due punti ne rende impossibile la 
congiunzione. Sa , che le porzioni vigorose e fer- 
vide delle masse s'isolerebbero dalle più lente, 
ove camminassero senza attenderle , e che que- 
sto sarebbe un ostacolo grave alla desiderata fu- 
sione. Sa, che le forme politiche, per essere du- 
rature , occorre che trovino una sostanza inclinata 
a riceverne la impressione. Sa infine, che dalla 
Monarchia assoluta alla repubblica è un passag- 
gio senza mezzo , e che le forme di questa sa- 
rebbero circoscritte a pochi punti di contatto. Se 
le storie ne registrarono alcuni esempi si hanno 



— i4 ~ 

a riguardare come eccezioni e non regole : e poi , 
gli esempi storici sono un lume, non un model- 
lo ; e ciò che di politico accadde ne' bei tempi 
d'Atene e di Roma, sarebbe ora da riprodurre 
dopo i fatti progressi , come lo sarebbero i ri- 
spettivi sistemi di guerra, ora che è inventata la 
polvere. 

I bisogni nostri e i nostri urgenti interessi ri- 
chieggono imperiosamente la unione intera e com- 
patta degli Stati tutti d'Italia. Quest'unione non 
può raggiugnersi senza F omogeneità delle istitu- 
zioni politiche. È sotto F influenza di tale omoge- 
neità che meglio può svilupparsi il santo affetto 
della comune fratellanza. Il repubblicano delle la- 
gune non ravviserà sempre un fratello nel costi- 
tuzionale ligure o pontifìcio. Dalle forme di go- 
verno dipende in gran parte l'impronta del ca- 
rattere de' popoli, e se quelle sono diverse, que- 
sto pure riuscirà non conforme. La fisonomia i- 
taliana ha molti contorni simili , ma non il com- 
plesso; è necessario quindi compierli per averla 
identica su tutti i punti. Questa è F opera delle 
rappresentanze costituzionali, che Iddio ci diede 
per mano di Pio e de' Principi riformatori; non 
delle repubbliche, le cui tendenze mirano del con- 
tinuo a circoscriversi, segnandosi attorno una li- 
nea di confine: è questo il loro moto intestino, 
perchè la forza democratica è concent rativa. Non 
armonizzarono mai Sparta ed Atene, Genova e 
Venezia, Pisa e Firenze finché si ressero in for- 
ma repubblicana. Dalle discordie di quest'ultime 
sorsero e per contagio si estesero quegli odii mu- 
nicipali che spezzarono in frantumi F Italia , e la 
resero facile preda all' invidia de' barbari. Ora 
chi si sente vero italiano potrà agognare mai il 



— 45 — . 

ritorno di quell'epoche e di quelle condizioni? 
Quand' anche la Penisola divenisse un semenzaio 
di repubbliche od una repubblica sola, ipotesi 
entrambi di un' assurdità evidente , teniamo per 
fermo , che per la sola forza democratica , gene- 
rante sempre gli urti e le turbolenze popolari, 
ritornerebbe pur troppo il rovescio de 7 mali e dei 
danni che abbiamo finora pianti ed abbastanza e- 
spiati. 

Al contrario mediante leggi o statuti fonda- 
mentali unissoni > la nazione starà una. Il napo- 
letano come il torinese cangiando rispettivamente 
di domicilio non s' accorgeranno del cambio sotto 
i rapporti civili e nazionali. Cosi il costume si 
farà uno, e si vedrà il meraviglioso impasto della 
uordiale sodezza colla vivacità meridionale tanto 
sulla Dora e sulP Arno ? quanto sul Tevere e sul 
Sebéto. La favella delle rappresentanze costitu- 
zionali, che tanto influisce sulP opinione delle 
masse tonerà dignitosa e simile dalle tribune, al- 
lorché avrà un'identica base politica. Cessate le 
odiose gelosìe di municipio , le arti sorgeranno 
sorelle richiamando a novello vigore P industria 
italiana, ed il commercio de' prodotti nostrali si 
aprirà lunga ed ampia via sui mari , quando una 
sola legge dettata dalla lega de' Principi riforma- 
tori comunicherà tutta l'energia possibile a quei 
due primi motori della floridezza de' popoli. 11 vin- 
colo federale , che noi tutti ravvisiamo necessario 
alla nostra indipendenza, se fosse possibile nei 
casi supremi in un sistema di costituzioni e di 
repubbliche , non sarebbe alla lunga durabile nella 
pace esterna, imperocché non aderiscono elementi 
di diversa natura. Osiamo quindi asserire ., che se 
l'Italia non s'atteggia sotto l'identità delle forme 



- 46 — 

costituzionali, non isperi né salda unione, né fra- 
ternità vera , né lingua né dignità politica , né 
commercio da competere colle grandi concorrenze 
d' Europa. 

Ma ora che si stanno compiendo i nostri alti 
destini sui campi lombardi, la discussione sulla 
forma di governo più adatta agli Stati Italiani è 
per lo meno intempestiva. I Governi provvisorii , 
che benemeriti dell' ordine pubblico si sono co- 
stituiti nelle città affrancate , aspetteranno certa- 
mente il giorno in cui la Nazione libera si pro- 
nunci nella maestà delle assemblee generali. Così 
pensatamente avvertiva quello di Parigi ; così fa- 
ranno, e meglio, i comitati provvisorii d'Italia, 
perchè stando entro i limiti del mandato di neces- 
sità non vorranno preoccupare l' assenso de' po- 
poli proclamando una forma politica qualunque. 
Nondimeno in questo solenne intervallo corre ai 
popoli un dovere cui non è lecito sottrarsi. Corre 
il dovere di prevenire e di reprimere ogni moto 
o tendenza in direzione contraria ai principii po- 
litici del senno italiano; di opporsi con franco 
petto alle espressioni illegali di qualsivoglia parte 
frazionaria in qualsia tempo e dovunque. La pa- 
rola d' ordine de' buoni cittadini debb' essere — le 
vie legali sono sgombre — battetele voi chiunque 
vi siate — altrimenti v' indicheremo nemici oppres- 
sori della patria — . Ed oggi , che i buoni sono 
raccolti sotto i vessilli delle guardie civiche , a 
queste più ancora che agi' individui compete il 
santo diritto non solo dell'armi, ma delle azioni 
e della parola per serbare illesa la società dalle 
funeste conseguenze di precipitose illusioni. A noi 
pontificii , sorti dal fondo alla cima delle popola- 
zioni italiche per le generose riforme di Pio, a 



— 47 — 

cui la riconoscenza debb' essere eterna , a noi pure 
tocca sì nobile assunto. Non è la Civica una mi- 
lizia passiva impegnata ai soli movimenti strate- 
gici ; la di lei missione è più alta , più signifi- 
cante, dacché alla sicurezza interna unisce l'altro 
importantissimo scopo d'essere il sostegno fedele 
del senno politico italiano. Essa è che debbe mo- 
strarsi prima sul cammino dischiuso dalle rifor- 
me; che se alcune trascendenze si pongano ad o- 
stacolo sulla via, la Civica accanto al suo diritto 
ha il debito di seco travolgerle, unificarle a se, 
imprimere in esse il suo moto , affratellarle , con- 
durle alla concordia ed all'unione. 







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vur 



L' intero introito della vendita di que- 
sto opuscolo 

et afixt 

AUUA guardia, civica 



Si vmfa nella ^tpcarafìa bella tiolpe 

a baiocchi 10. 




H^MoiAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAró 




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